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LOWRIDE 98 Agosto 2016

Piove, governo ladro! A metà della stagione ho preso l’acqua ogni fine settimana, senza contare qualche temporale nelle serate infrasettimanali per non farci mancare niente. Tuoni, fulmini e saette: più che un motociclista mi sento il Capitano Achab nel romanzo di Herman Melville, alla caccia di Moby Dick. In garage da manubri e sissybar penzola metà del guardaroba; troppo infangati gli stivali, vado direttamente in un autolavaggio. Non faccio per lamentarmi ricordo estati di sole, viaggi sereni col giubbino di jeans, lasciando a casa l’antipioggia, dormendo sotto le stelle senza nemmeno portarmi appresso la tenda. Ricordi o pura fantasia? In ogni caso un minimo di attrezzatura non guasta. Uno degli ultimi viaggi, per esempio, lo faccio per andare a Punta Bagna. Bellissimo ritrovarci in una quindicina, tutti con vecchie Harley, chopper e bobber seri. Per dire, il mio rigido Evo del 1990 è forse la moto più recente. Nel bel mezzo di una bella galoppata in statale verso i passi alpini, a quasi 2.000 metri, il cielo si rannuvola e scarica una cascata sulle nostre teste. Il gruppo si ferma, cerchiamo riparo in una stazione di servizio. Dalle borse di vecchi Tour Glide e da fagotti legati alle springer saltano fuori modernissime tute spaziali e sempre efficaci cerate, visiere, occhiali da sub, pinne, guanti per lavare i piatti... Ognuno ha le sue soluzioni, oggetti feticcio senza i quali non si osa nemmeno partire. La scaramanzia è una costante, tra i motociclisti. Mentre ci bardiamo e sul colle più alto sta per nevicare mi fermo a osservare qualche compagno di viaggio, alla disperata ricerca di sacchi della spazzatura e teli da riciclare, con scotch e illusioni, nella speranza di proteggersi. Dare loro una mano è spontaneo, qualche battutaccia ci sta: possibile che si parta così, da sprovveduti, per un viaggio di vari giorni sulle Alpi?! Possibilissimo, l’ho fatto anch’io tanti anni fa. Ripenso a quel ragazzino col suo Sportster, carico come una sveglia, che corre verso il primo raduno. Niente tuta antipioggia, guanti di recupero, calzamaglia sotto i jeans e un giubbottino che a pensarci mi vengono ancora i brividi: perfetto, soprattutto di notte e in febbraio! Ho imparato subito, a caro prezzo, la lezione m’è servita. Oggi non viaggio mai, nemmeno a ferragosto, senza giacca con protezioni e maniche lunghe, guanti, pantaloni e stivali robusti; tuta, sopraguanti e calzari sempre a portata di mano. Bello ricordare le disavventure con nostalgia. Certe amicizie sono nate così, per strada, riparandosi da un nubifragio o spingendo una vecchia moto che non ne vuole sapere di ripartire. Le difficoltà forgiano il carattere e noi, duri motociclisti dal cuore tenero, abbiamo sempre bisogno di protezione e un po’ di fortuna. Mai sfidare la sfiga, è cieca ma prima o poi ci vede benissimo. L’editoriale è dedicato alla nostra amica Aldina.

 

© LOWRIDE | Agosto 2016